Vai al contenuto
Quaderno Aperto

Rivista culturale italiana indipendente su letteratura, poesia e formazione alla scrittura.

Le figure retoriche in poesia danno forma a immagini, ritmo e significato

Quando leggi una poesia, un’immagine insolita o una parola ripetuta può cambiare il tono di un intero passaggio. Riconoscere le figure retoriche aiuta a capire come il testo costruisce il suo significato, non solo a dare un nome agli artifici.

Di Chiara Ferrante · · 3 min di lettura

Mano che scrive appunti su taccuino, libri aperti, evidenziatori e tazza di caffè sul tavolo
Mano che scrive appunti su taccuino, libri aperti, evidenziatori e tazza di caffè sul tavolo

A volte una frase poetica sembra dire una cosa e suggerirne un’altra; altre volte è il suono, o il ritorno della stessa parola, a catturare l’attenzione. Per interpretare questi passaggi conviene osservare insieme il significato, la posizione delle parole e il loro effetto nel ritmo. Qui trovi alcune figure retoriche ricorrenti, con esempi originali e un metodo per riconoscerle senza confondere la classificazione con l’interpretazione.

Che cosa rende retorica un’espressione poetica?

Una figura retorica è una scelta espressiva che interviene sul significato, sui suoni o sulla costruzione della frase. Non è un ornamento da riconoscere e basta: può concentrare un’immagine, creare un contrasto, dare rilievo a un’idea o guidare il ritmo. Le figure si possono distinguere in base a ciò che modificano, ma nel testo spesso collaborano tra loro, come ricorda la classificazione delle figure retoriche secondo Treccani.

Per leggere una poesia, chiediti prima che cosa noti: un paragone esplicito, una parola usata in senso figurato, una ripetizione, un contrasto o un suono insistito. Poi verifica quale effetto produce nel contesto. Per leggere una poesia con attenzione, infatti, è utile collegare ogni osservazione al tono e al senso complessivo, invece di fermarsi all’etichetta.

Come distinguere metafora e similitudine?

La similitudine accosta due elementi attraverso un rapporto dichiarato, spesso con parole come “come”, “sembra” o “simile a”. Esempio: “La sua voce tremava come una foglia”. Il paragone resta esplicito: voce e foglia sono distinti, ma condividono un tratto, qui il tremore.

La metafora trasferisce invece a un elemento un’espressione che appartiene a un altro ambito. “La sua voce era una foglia” non afferma un’identità letterale: suggerisce fragilità o tremore condensando l’immagine. La differenza tra paragone esplicito e trasferimento di significato è illustrata anche dalla voce Treccani sulla metafora.

In lettura, non basta trovare una parola figurata. Domandati quale qualità viene trasferita e se il resto della poesia la conferma, la complica o la smentisce.

Quali figure lavorano sul contrasto e sull’esagerazione?

L’ossimoro unisce termini dal significato contraddittorio, come nell’esempio “un silenzio assordante”. La tensione tra i due termini produce un’immagine che non si lascia ridurre a uno solo dei suoi poli. Treccani lo definisce come l’unione sintattica di parole contraddittorie riferite alla stessa entità nella voce dedicata all’ossimoro.

L’iperbole, invece, esagera intenzionalmente una quantità o un’intensità: “Ti ho aspettato un secolo” non indica una durata letterale, ma rende percepibile un’attesa lunga o impaziente. Per distinguere le due figure, osserva se il testo accosta significati incompatibili oppure amplifica oltre il plausibile una misura o una sensazione.

Che cosa fanno anafora e allitterazione al ritmo?

L’anafora ripete una o più parole all’inizio di versi o segmenti successivi. In “Vedo la strada, / vedo la pioggia, / vedo il giorno finire”, il ritorno di “vedo” mette in primo piano lo sguardo e organizza la sequenza. Un esempio celebre è l’avvio dei versi danteschi “Per me si va” nella Commedia, riportato dalla voce Treccani sull’anafora.

L’allitterazione ripete suoni uguali o simili in parole vicine: “Sussurra il salice sul sentiero”. La ripetizione della sibilante può suggerire un’impressione sonora, ma il suo effetto non è automatico: dipende dal contesto, dal ritmo e dai suoni che la circondano. La definizione e gli usi della figura sono trattati nella voce Treccani sull’allitterazione.

Come riconoscere una figura senza forzare l’interpretazione?

Procedi dal testo alla spiegazione, non viceversa. Segna prima le parole o i suoni che attirano l’attenzione; individua poi il rapporto che li lega; infine formula l’effetto possibile e controlla che sia coerente con il passaggio.

Per esempio, davanti a “la città si sveglia”, puoi riconoscere una personificazione, perché alla città è attribuita un’azione tipica di un essere vivente. Ma il contesto può suggerire anche una lettura concreta: l’avvio delle attività mattutine. La figura non sostituisce la comprensione del verso; aiuta a descrivere come il testo la costruisce.

Quando analizzi o scrivi, una figura funziona se rende più preciso il rapporto tra immagini, suoni e senso. Se la sua presenza non cambia ciò che il lettore vede o sente, forse è soltanto un nome appoggiato al testo. Rileggi allora il verso ad alta voce e chiediti che cosa andrebbe perduto riscrivendolo in modo più letterale.

Domande frequenti

Una stessa espressione può contenere più figure retoriche?

Sì. Un verso può combinare, per esempio, una metafora con un’allitterazione o un’anafora con un’enumerazione. Le categorie descrivono aspetti diversi del testo: il trasferimento di significato, la ripetizione, il suono o la disposizione sintattica. Quando ne individui più di una, verifica che ciascuna sia sostenuta da parole precise e contribuisca davvero all’effetto osservato.

Le figure retoriche sono presenti solo nella poesia?

No. Si trovano anche nella prosa, nel parlato e in altri tipi di discorso. In poesia, però, immagini, ripetizioni e suoni possono assumere particolare rilievo perché la scelta delle parole e la loro disposizione sono strettamente legate alla costruzione del testo. Il contesto decide sempre quale funzione svolgano.

Come si distingue un’anafora da una semplice ripetizione?

L’anafora è una ripetizione in una posizione riconoscibile: all’inizio di versi o segmenti successivi. Se una parola ricorre altrove nel testo, si può parlare più genericamente di ripetizione, ma non necessariamente di anafora. Per stabilire l’effetto, osserva che cosa viene messo in risalto e come cambia il ritmo.

Nella rubrica Poesia